In esclusiva per Secretum le Theses de magia (I) di Marco Pasi
Nel giugno del 2008 ho partecipato al primo convegno della Societas Magica (www.societasmagica.org), associazione internazionale di studiosi che si occupano, a partire da prospettive e discipline diverse, di studiare la magia come fenomeno culturale. Durante il convegno ho presentato queste tesi come conclusione della mia relazione dedicata allo storico delle religioni e antropologo Ernesto de Martino (1908-1965). Il mio intervento affrontava alcuni problemi metodologici relativi allo studio storico della magia alla luce della sua opera, e le tesi volevano essere un modo per riassumere le mie riflessioni teoriche e metodologiche sulla base di questa mia lettura. Risentono quindi dell’influenza delle sue idee, in particolare per quanto riguarda il concetto di “polemica antimagica” come aspetto fondamentale della cultura occidentale. Il titolo “Theses de magia” contiene ovviamente un riferimento un po’ impertinente all’omonima opera di Giordano Bruno. Durante la discussione seguita alla mia relazione, qualcuno dei partecipanti ha suggerito che avrei anche potuto chiamarle “Conclusiones”, in riferimento ai famosi 900 articoli di Pico della Mirandola (solo ventisei dei quali però erano specificamente dedicati alla magia). Tuttavia, il mio scopo non era quello di presentare delle “conclusioni”, ma al contrario dei “punti di partenza” per una discussione fruttuosa tra specialisti. Per venire a esempi contemporanei, i casi di Adorno e Scholem mostrano come la secca enunciazione di tesi sia a volte una valida alternativa al morbido saggio discorsivo, e sembri essere particolarmente adatta a soggetti scabrosi come quello di cui mi occupo qui. Bruno scrisse cinquantasei tesi, io mi sono accontentato di dieci. Ogni tesi è seguita da un certo numero di corollari, che dovrebbero illustrare e spiegare l’enunciato principale. Alcune delle idee espresse qui sono già state presentate, anche se in modo meno sistematico, nella mia tesi di dottorato, La notion de magie dans le courant occultiste en Angleterre (1875-1947), discussa nel giugno 2004 presso l’Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi e ancora inedita. Pur essendo amaramente conscio del fatto che una seria bibliografia sulla magia avrebbe ormai proporzioni abnormi, mi sono limitato qui a dare solo qualche indicazione bibliografica essenziale. La si troverà alla fine. Infine, non rivendico una particolare originalità in queste mie “tesi”. Diverse mie asserzioni parranno ad alcuni lettori quasi banali, mentre altre verranno viste come più controverse e discutibili. Quello che vorrei presentare qui è in parte un precipitato di idee che sono divenute abbastanza comuni nella letteratura scientifica recente sulla magia, in parte una ricapitolazione delle mie riflessioni teoriche sull’argomento, che mi hanno occupato negli ultimi dieci anni. Una versione inglese di questo testo è stata pubblicata in Societas Magica Newsletter, 20 (autunno 2008), pp. 1-8.
0. Lo studio della magia e lo studio del concetto di magia non sono la stessa cosa.
0.1. Si dovrebbe sempre diffidare di lavori che pretendono di studiare la “magia” in quanto tale. In questi lavori, la magia viene spesso presentata come un oggetto la cui esistenza è già un dato di fatto, perché facilmente discernibile nel tessuto della storia, e la cui identità può essere descritta attraverso una semplice definizione. Tuttavia, una storia della magia non è pensabile senza una problematizzazione storica del concetto di magia. Senza questa problematizzazione, i modi complessi attraverso i quali il concetto – o piuttosto i concetti – di magia si sono formati e trasformati nel corso della storia vengono oscurati piuttosto che chiariti.
0.2. Lo studio della magia dovrebbe cominciare con questa problematizzazione del concetto di magia, ma non dovrebbe fermarsi lì. È fondamentale comprendere quello che le persone hanno inteso con la parola “magia” in diversi contesti storici, ma lo studio della magia non può essere fatto solo nella prospettiva di una storia delle idee. Dovrebbe ovviamente includere anche uno studio delle pratiche, dei comportamenti sociali, e delle credenze che sono state storicamente associate al concetto di magia.
1. La magia è un concetto occidentale. Studiare la storia della magia significa studiare la storia della cultura occidentale.
1.1. Nessuno mette seriamente in discussione il fatto che il concetto di magia, in qualunque modo lo si voglia intendere o definire, abbia le sue origini e si sia sviluppato nell’ambito della cultura occidentale. Proprio come il concetto di religione, che è del resto a lui ideologicamente collegato. Questo rimane vero indipendentemente da quanto ampia (o ristretta) è la nostra definizione di quello spazio geografico e culturale che chiamiamo “Occidente”. Da un punto di vista etimologico, la parola magia deriva da una particolare classe di sacerdoti persiani (è possibile che all’origine vi fosse anche una connotazione etnica), il cui nome venne reso in greco antico con “magoi”. È nell’antica Grecia che, a partire da questo sostantivo, il termine “mageia” fu derivato. Gradualmente, esso passò a indicare non tanto ciò che una persona era (e perciò la sua origine etnica o la sua funzione sociale), ma ciò che una persona faceva. La storia successiva del concetto ha avuto naturalmente sviluppi estremamente complessi, che ebbero luogo in Grecia, a Roma, in altre culture del Mediterraneo, e in tutte e tre le religioni abramiche: ebraismo, cristianesimo e islam. Tutti questi sviluppi appartengono a una stessa storia culturale, e sono stati resi possibili da influenze reciproche che possono essere comprese e studiate in termini storici.
1.2. La seconda parte della tesi potrebbe essere vista come una semplice precisazione, ma il suo significato va oltre. In effetti il suo intento è quello di sottolineare l’importanza dello studio della magia per la comprensione dei modi in cui la cultura occidentale ha modellato la sua identità. Questo viene spiegato ulteriormente in 5.
2. Lo studio scientifico della magia si può sviluppare solo attraverso una piena coscienza storica delle origini e dello sviluppo di questo concetto. Ciò significa contestualizzare i modi in cui questo concetto è stato usato in passato su un piano sia emic sia etic.
2.1. Lo studio storico di un concetto, o di un insieme di concetti, può essere svolto solo nel contesto di uno studio più ampio della cultura in cui questo concetto, o insieme di concetti, ha avuto origine e si è sviluppato. La magia è stata continuamente una presenza problematica nella cultura occidentale. È fondamentale comprendere per quali motivi ciò è avvenuto. Per fare questo, è importante studiare le funzioni sociali, politiche, religiose, e più generalmente ideologiche, che la magia ha avuto nella cultura occidentale. Certi processi di esclusione e di costruzione di identità sono stati resi possibili proprio attraverso l’uso della magia come categoria specifica.
2.2. Questi processi hanno influenzato non solo i sostenitori e gli oppositori della magia, ma anche gli studiosi che l’hanno definita e studiata da un punto di vista scientifico. Quando ci rendiamo conto dei presupposti ideologici che si possono nascondere dietro le definizioni scientifiche di magia, capiamo che anche queste definizioni appartengono alla storia del concetto di magia, e non la trascendono. Come studiosi, possiamo prendere coscienza di questi presupposti ideologici – e cercare di evitarli – solo quando abbiamo una sufficiente conoscenza storica delle funzioni ideologiche e dei processi sociali cui si è fatto riferimento in 2.1.
3. La magia non è un singolo oggetto, ma un insieme complesso di fenomeni che sono costantemente modificati dai processi storici in cui si trovano a evolvere.
3.1. Il problema più grosso nel cercare di elaborare una definizione semplice di magia, applicabile a qualunque tipo di materiale storico, è che il concetto di magia è stato usato storicamente in modi diversi, per svolgere funzioni diverse a seconda dei contesti storici. Se la magia è stata usata per operare processi di esclusione (per esempio di certe pratiche, credenze o gruppi sociali), l’oggetto di queste esclusioni è variato nel corso dei secoli. Ci sono state così tante rotture epistemologiche nella storia della cultura occidentale che è difficile immaginare che una singola definizione possa descrivere un fenomeno così complesso.