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Giancarlo Iliprandi
Cinque libri da rivedere
a cura di Alberto Mornacco

 

Libreria 121
Via Savona 17/5
20144 Milano

Giovedì 4 febbraio alle ore 18:00



Giancarlo Iliprandi
Cinque libri da rivedere






Intervengono

Gillo Dorfles
Giovanni Anceschi
Beppe Finessi






Una grammatica ritrovata
prefazione di Maurizio Sala
Lupetti Editori di Comunicazione

Questo libro, sesto della collana “progettazione visiva” edita da Lupetti, si stacca decisamente dai precedenti. Che l’autore definisce indagine tecnico/estetica sull’uso del carattere tipografico. E ben diverso pare l’accenno alla grammatica che, in sottovoce, viene a proporsi come sintassi. I primi tre manuali derivano dall’esperienza maturata tenendo, all’Umanitaria, un corso di cultura grafica. Termine ambiguo. Perché la grafica, intesa come atto del progettare per segni, è di per sé cultura. Termine che sarebbe stato meglio sostituire, allora, anni 60, con un più esplicito “laboratorio di nozioni e complementi alla teoria e prassi del progetto”. Definizione tanto tortuoso quanto presuntuosa. Il corso per assistenti grafici della Società Umanitaria patì una fine ingloriosa durante il ’68, e non per mano degli studenti. A Milano nel frattempo era stato fondato l’Art directors Club. Che riuniva i responsabili artistici, meglio estetici, di case editrici, giornali e riviste, agenzie di pubblicità e, persino, i migliori freelance del mercato. Progettisti grafici che mettevano la loro esperienza al servizio di clienti particolarmente prestigiosi. Come Pirelli, Olivetti, Rinascente, Fiat, RAI, Bassetti e tutti gli altri. Garibaldo Marussi, noto critico d’arte e direttore della rivista le Arti (al tempo la massima rassegna del mondo creativo) molto attento ai “movimenti” chiese a Giancarlo Iliprandi, presidente dell’Art Directors Club Milano, di raccontare ai lettori cosa fosse mai questa comunicazione visiva. Redigendo dodici articoli, una annata della rivista. Gli articoli, fortunosamente ritrovati ed editati per merito di questi lupetti, stupiscono per la continua attualità. A parte certi capitoli evidentemente didattici (come quello sul bianchenero oppure colore, quello sul pop oppure op e quello, quasi ovvio, sulla illusione o realtà) varrebbe la pena di rileggersi il terzo dedicato al segno che sa farsi simbolo. Senza tralasciare i velati attacchi al mondo della pubblicità di allora, e la conclusione del capitolo undicesimo. Che rivendica il parallelo tra arte e comunicazione “Noi siamo l’esatto progetto dei progetti che proponiamo. L’uomo è l’autoritratto di se stesso”. Non a caso gli articoli erano stati allora lodati da Gillo Dorfles.





Disimpegno/Disengagement
Prefazione di Gianluigi Colin
Edizioni Corraini

In Letterando, Giancarlo Iliprandi ci ha fatto scoprire i caratteri da stampa; in Disimpegno presenta manifesti e copertine, ormai introvabili, nate fuori da una committenza precisa e progettate in oltre cinquant’anni di carriera. In questo libro il lettore troverà i manifesti sulla contraccezione, quelli contro la guerra, lo storico manifesto per il Derby, leggendario locale milanese, fino alla più recente serie Anni migliori. Corredano i progetti testi inediti dello stesso Iliprandi, attraverso i quali si percepisce la necessità, per chi comunica tramite il segno grafico, di parlare al pubblico con coerenza e chiarezza, non disgiunte da una certa vis polemica.





Iris Colombo
Edizioni Corraini

Iris Colombo è stato commissionato da Bruno Munari per la collana Tantibambini di Einaudi nel 1972. Però è difficile considerarlo, dopo trent’anni, unicamente un libro per l’infanzia. Messo insieme usando ritagli di Pantone sovrapposti, cercando di dare un senso alla successione dei toni. Senza troppe parole, e molte sono dello stesso Munari, Iris ci parla di incontri. Il viola delle nuvole nell’alba profumata di fiori. Il rosso di una grande rosa e l’arancio del quale si illuminano i tetti delle case. Via via il giallo del sole, il verde dei prati, l’azzurro del mare. Nel quale si tuffa, felice, per una ultima macchia di blu. Prima di arrivare all’arcobaleno della cui gloria cromatica è oramai parte. Più che un racconto pare una metafora su quanto ci sta attorno ma, spesso, non vediamo. Perché non è sempre facile considerare l’arcobaleno come una speranza. P.S. Ci siamo permessi di progettare una nuova copertina rifacendo il verso ad altre disegnate per libri più ponderosi. Probabilmente meno ottimisti.





Ricerca e/o sperimentazione
Conversazione con Gillo Dorfles. Intervento di Giovanni Anceschi
Edizioni Progresso Grafico

Questo quaderno, di grande formato, raccoglie tutte le tavole progettate per essere tradotte in serigrafie, commissionate dalle grafiche Nava. Opere numerate e firmate, destinate a un esiguo numero di clienti della nota industria grafica. Quindi praticamente inedite. Accompagnate inoltre da tutti quei bozzetti, schizzi e studi, che giustificano la ricerca e la sperimentazione, citate nel titolo. L’autore chiarisce il suo intento quando, rispondendo a un interrogazione, di Dorfles dice: La ricerca si sviluppa nel tempo seguendo un metodo, un iter metodologico. Che prevede analisi e sintesi. Che può anche mutare direzione e indirizzo, pur mantenendo connessioni logiche con l’assunto iniziale. Che può variare metodologia, purché continui con metodo. Che può avvalersi della sperimentazione, quando questa sia svolta nell’ambito della ricerca stessa, come mezzo e non come fine. La ricerca è, in certo senso, razionale. Riflessiva. Questo presuppone che la sperimentazione lo sia meno, sia più emotiva, più libera, intuitiva. Sono correlate, è indubbio, ma la ricerca viene prima e in essa si può innestare la sperimentazione. Il testo è particolarmente interessante per quanti seguono la matrice culturale dell’arcinoto filosofo e docente. Si rifà alla stretta correlazione tra estetica ed etica, profondamente radicata in certe oasi della cultura giapponese. Si schiera ancora una volta, se ve ne fosse bisogno, contro questo ignorante vizio attuale. Di considerare opera d’arte qualsiasi ricerca formale, qualsiasi sperimentazione didattica, qualsiasi deformazione ottenibile mediante l’uso, neppure istruito, della cosiddetta “computer grafica”. Ma a parte il discorso sul “moderno” Dorfles, come richiede la sua elegante intransigenza, pare averne per tutti. Per il grande amico Bruno Munari, con il quale Iliprandi ha lavorato, per le mal sopportate bottiglie di Morandi, per de Chirico, Sironi, Casorati. E altri innominati che affiorano, qua e là, per allusioni. Mentre si scopre una poco nota, ma evidente, ammirazione per Goya. Dal quale Gillo avverte, quasi fisicamente, l’irruenza pittorica e la drammaticità sociale. Temi che paiono distanti anni luce e dalle esercitazioni grafiche ma, soprattutto, dalla raffinata eleganza del nostro, più che consultato, arbitro del gusto. Un vestire giocato sulle cromie brune, bigie, sabbia, nocciola, e terrose. Come l’ocra, la siena e l’ombra. Terre visitate sottotono. Questo Gillo, oramai prossimo ai cento anni, non mancherà mai di stupirci.





Letterando/Lettering
Prefazione di Beppe Finessi
Edizioni Corraini

Fare del lettering significa giocare con le lettere dell’alfabeto accostandole, sovrapponendole, incastrandole tra di loro, quasi ignorandone il significato, per ottenerne forme decorative le quali, a loro volta, si ripropongano come nuovi esemplari semantici. Più elementarmente, per lettering si intende il valore segnico di una scritta, indipendentemente dal significato della parola usata e prescindendo dalle regole abituali della buona composizione tipografica. Questo libro nasce da una raccolta di copertine progettate negli anni ottanta per la rivista Serigrafia. Nelle quali si evidenziavano la forma e la funzione del carattere da stampa, accompagnando il tutto con testi non unicamente didascalici. Ma, più propriamente, di cronaca, quando non di storia, della progettazione. Ecco dunque un volume che richiama l’attenzione con le immagini, particolarmente quelle serie dedicate a certe note “famiglie”, sperando di poter essere maggiormente apprezzato per la parte scritta. Dove spiccano brevi ritratti di Type Designer dei secoli passati. Ma, soprattutto, si legge tra le righe la storia riassunta dell’alfabeto. Una invenzione che ha dato modo alla nostra cultura di generarsi, trasmettersi, codificarsi. Senza le semplici lettere dell’alfabeto, con le quali quasi inconsciamente comunichiamo ogni giorno, non potremmo tenere questo libro, né altri, tra le mani.







 

 

pubblicato il 04/02/2010

 


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