Il libro del mese: Atitude, violência e Estado mundial democratico, di Evanildo Costeski di Andrea Vestrucci
Autore: Evanildo Costeski Titolo: Atitude, violência e Estado mundial democratico. Sobre a filosofia de Eric Weil Editore: Unisinos Prezzo: 25 reais (€ 10) Dati: pag. 295
Si assiste da alcuni anni a una sorta di Weil-Renaissance: sempre più inediti di Weil sono pubblicati, grazie al felice concorso dei lillesi Amis d’Eric Weil; le sue opere sono tradotte in sempre più lingue (oltre ai nuovi saggi in italiano, si segnala in particolare la versione tedesca della Logica della Filosofia, di imminente pubblicazione); si moltiplicano gli studi dedicati al filosofo franco-tedesco, provenienti ormai da ogni parte del mondo – oltre che la Francia e l’Italia, terre d’elezione di Weil stesso, anche Germania, Stati Uniti, Brasile. Il volume di Evanildo Costeski, Professore all’Universidade Federal do Ceará in Fortaleza (Brasile), si inserisce su questa linea di rinascita weiliana – ma in modo del tutto specifico e peculiare. La tesi che il volume sostiene è infatti la possibilità – o meglio la legittimità filosofica – di concepire, all’interno della filosofia weiliana, un nesso tra le categorie formali di Senso e Saggezza della Logica della Filosofia e la concezione regolativa di Stato Mondiale Democratico teorizzata in particolare nelle pagine finali della Filosofia Politica. La tesi è interessante per la sua originalità – ma la bontà del libro di Costeski non si limita all’aspetto di novità all’interno del panorama di studi su Eric Weil: il valore del volume che si recensisce qui si lega soprattutto alla rigorosa e cogente struttura dell’argomentazione. Uno dei meriti peculiari del volume di Costeski risiede nel confronto dei concetti weiliani via via oggetto di analisi con le fonti filosofiche più adatte per esplicare al meglio da un lato la genealogia (causa efficiens) della posizione weiliana, dall’altro la sua peculiarità (differentia specifica). Protagonista di questo procedimento comparativo nei primi due capitoli è il concetto weiliano di “attitudine” (inteso come prassi, pratica conforme a una categoria), in un primo tempo confrontato con l’hexis di matrice aristotelica (e la sua interpretazione in Alessandro di Afrodisia), quindi assunto nella sua specificazione di saggezza aristotelica e hegeliana, e infine come tipo (in senso tanto kantiano quanto weberiano) della categoria weiliana di Saggezza. Il pregio di questi capitoli risiede nella capacità di Costeski di rendere un’argomentazione analitica sempre chiara e lineare, e soprattutto sostenuta da riferimenti puntuali e consapevoli delle fonti di riferimento. Con il medesimo rigore e la medesima sicurezza (storico-)filosofica, l’analisi di Costeski passa quindi a trattare l’altro concetto fondamentale della Logique weiliana, la reprise, intesa come espressione storica e empirica di una delle attitudini secondo una certa categoria. Particolarmente interessante, per la profondità e la coerenza dei rimandi e delle interpretazioni, è il confronto che Costeski istituisce tra il concetto weiliano, il tema della ripetizione in Kierkegaard, e l’eterno ritorno in Nietzsche. Il capitolo successivo approfondisce il limite intrinseco che Weil ritrova nei vari discorsi filosofici – dalla dialettica socratica al sillogismo aristotelico, dal trascendentalismo kantiano all’assoluto hegeliano sino alla posizione hedeggeriana relativamente alla svalutazione della ragione e alla critica della civiltà moderna come impossibilità della costituzione di un discorso morale-politico. Dopo aver mostrato l’insufficienza dei discorsi filosofici secondo Weil, Costeski passa a trattare la relazione positiva con la violenza (concepita come il limite di ogni discorso filosofico) declinata secondo le categorie di Senso e Saggezza. Ma il capitolo più originale è sicuramente l’ultimo, nel quale si analizza il nesso tra Logique de la Philosophie e Philosophie Politique, e più puntualmente tra Saggezza e Stato Mondiale Democratico. I due termini condividono infatti la medesima condizione formale e pratica: da un lato costituiscono il momento di espressione dell’universalità (a due livelli differenti, teoretico e pratico), dall’altro la loro funzione consiste nell’applicazione di tale universalità al concreto, al particolare, come criterio negativo di giudizio. Come la Saggezza si situa al di sopra di tutti i discorsi filosofici particolari, così lo Stato Mondiale Democratico si pone al di sopra di ogni interesse specifico rappresentato dai vari Stati storici; come la Saggezza (e non il Senso, come giustamente Costeski critica a Robinet1) sintetizza l’universale nel particolare del discorso al fine di rendere questo conforme a quello (ossia dotato di Senso), così lo Stato Mondiale Democratico sintetizza il contenuto prescrittivo particolare di un determinato Stato con l’universale dell’organizzazione razionale del lavoro sociale: in tal modo si realizza l’ideale stesso di società giusta, risultante dalla negazione della doppia violenza – violenza dell’arbitrio storico della morale concreta dello Stato particolare, e violenza strumentalizzante l’uomo della struttura calcolatrice della società. La realizzazione dell’informazione del particolare da parte dell’universale si esprime in un movimento verso l’universalità, tanto a livello della Saggezza quanto a livello dello Stato Mondiale Democratico. Da un lato l’uomo non è mai saggio, ma diviene vieppiù saggio nel determinare il senso del proprio discorso particolare; dall’altro lato la costituzione dello Stato Mondiale non è una necessità storica, ma un progressivo tendere da parte dei vari Stati particolari a un accordo olistico. Entrambi i casi, teoretico e politico, sono determinati da una forma prospettivistica e non sostanzialistica: non vi è una sostanza della saggezza, così come non vi è una forma unica di giustizia – l’uomo è saggio unicamente nel suo rendersi vieppiù saggio, e la giustizia esiste unicamente nel movimento di costituzione dello Stato Mondiale Democratico. La Saggezza rappresenta quindi la categoria teoretica che ha il suo analogon politico nello Stato Mondiale Democratico. La tesi di Costeski regge. E regge soprattutto alla luce di un costante passaggio dal momento analitico al momento sintetico. Infatti non ostante le intenzioni dell’Autore2 il libro non è semplicemente diviso in due parti – una tesa all’approfondimento e alla discussione di tematiche weiliane in confronto con altri Autori, e una vertente sulla proposta di una nuova interpretazione del sistema weiliano nel suo complesso. Le due parti, l’analitica e la sintetica, si determinano a vicenda: la selezione delle parti specifiche e puntuali del pensiero di Weil analizzate nella prima parte sono scelte alla luce della necessità sintetica di trattare il legame tra Saggezza e Stato Mondiale Democratico; e viceversa la parte sintetica è ricca la pari di quella analitica di riferimenti esterni a Weil, in modo tale da proporre sempre un approfondimento filosofico dei concetti via via trattati (particolarmente significativi i momenti di confronto Weil-Fichte, Weil-Kant sulla Pace Perpetua, Weil-Kelsen, solo per citarne alcuni). Vi è quindi un flusso, un passaggio continuo e fecondo, tra un’impostazione e l’altra. La fecondità e la bontà di questa fluida costruzione argomentativa si esprime anche nel merito di questo volume, di evitare il rischio di considerare la filosofia weiliana, e in particolare la Logique de la Philosophie, come il non plus ultra della filosofia, le colonne d’Ercole della riflessione filosofica. Solo un approccio filosofico consapevole di sé e del proprio compito sa che la Logique non costituisce il compimento della filosofia, ma solo un momento della riflessione filosofico nel suo infinito darsi – tra l’altro Weil stesso è troppo hegeliano per illudersi del possibile annullamento della storia della filosofia3. Questo approccio corretto, criticamente filosofico e filosoficamente critico, nei confronti del pensiero di Weil si manifesta in una ricerca dei “punti deboli” di Weil a livello di argomentazione, impostazione teoretica, o interpretazione di altri Autori della storia della filosofia (due per tutti, Kant e Hegel). Ma questo non è ancora sufficiente: la ricerca delle défaillances può essere condotto secondo “cattiva coscienza”, partendo già dal presupposto che l’Autore abbia ragione. In tal caso l’operazione si riduce a una mera petitio principii – che per definizione non prova nulla. Al contrario un approccio critico nei confronti di un Autore, per essere autenticamente filosofico, deve concepire come fine non la validità della filosofia di questo Autore, ma il progresso, l’arricchimento della Filosofia in quanto tale. Questa condizione è pienamente rispettata dall’approccio di Costeski: nella sua monografia la verificazione di alcune parti della filosofia di Weil è certamente un fine in sé, ma non solo: essa è anche il mezzo per giungere al fine della sintesi di differenti aspetti della filosofia weiliana – e in particolare la sintesi tra Saggezza e Stato Mondiale Democratico. Eppure questa recensione peccherebbe del difetto che Costeski evita brillantemente, se si limitasse a elogiare il testo in questione. Il saggio sarebbe forse stato più completo, se al punto di vista teoretico e a quello politico si fosse giustapposto anche il momento morale – il processo di moralizzazione e universalizzazione dell’individuo. Ma si tratta di ben poca cosa, in confronto ai pregi di questo volume: argomentazione accurata e ricca di riferimenti, conoscenza e confronto con la più recente bibliografia critica su Weil4, e soprattutto uno spirito filosofico autonomo, originale e vivace. Questi pregi rendono la monografia di Costeski un must-to-have per gli studiosi di Eric Weil, e un fecondo momento di riflessione filosofica per quanti frequentano la filosofia contemporanea.
1. Cfr. E. Costeski, Atitude, violência e Estado mundial democratico. Sobre a filosofia de Eric Weil, Unisinos, Fortaleza 2009, 259. 2. Cfr. ivi, 29. 3. Cfr. E. Weil, Hegel e lo Stato e altri scritti hegeliani, a cura di A. Burgio, Guerini, Milano 1988, 180. 4. Cfr., oltre al già citato confronto con Robinet, l’interessante argomentazione critica nei confronti della posizione di E. Naert relativamente al ruolo delle virtù etiche e dianoetiche nella Philosophie Morale di Weil.